WASP Network

 

Regia: Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas
Fotografia: Denis Lenoir, Yorick Le Saux
Montaggio: Simon Jacquet
Musica: Eduardo Cruz

Interpreti: Ana de Armas, Gael Garcia Bernal, Leonardo Sbaraglia, Penélope Cruz, Wagner Moura, Édgar Ramírez

Produzione: CG Cinéma, France 2 Cinéma, Nostromo Pictures, RT Features, Scope Pictures
Distribuzione: Netflix
Origine: Francia, Brasile, Spagna, Belgio, 2019,
Durata: 123'

Il film

L’Avana, anni Novanta. Il pilota cubano-americano René González (Edgar Ramírez) ruba un aereo e decide di fuggire verso Miami, in Florida. A L’Avana, René vive con la moglie Olga Salanueva (Penélope Cruz) e con la figlia Irma di appena sei anni che, dopo l’improvvisa partenza dell’uomo, rimangono sole e in difficoltà. Etichettato in patria come un gusano – un traditore, letteralmente un verme – a Miami René inizia a costruirsi una nuova vita. Ben presto altri dissidenti cubani raggiungono la Florida, fra cui l’ufficiale disertore Juan Pablo Roque (Wagner Moura).
González, Roque e gli altri dissidenti mettono la loro esperienza di piloti al servizio della Fondazione Nazionale Cubano Americana; il loro compito è sorvolare il Golfo del Messico in cerca di rifugiati in difficoltà da trarre in salvo. La Fondazione, però, ha anche altri piani segreti; promuove infatti atti terroristici mirati a indebolire e infine abbattere il regime castrista. Il vero ruolo di González e Roque diventa chiaro con lo scorrere del tempo, esattamente come il loro doppio gioco; i due sono spie filo-castriste che rispondono all’agente segreto cubano Manuel Viramontez (Gael García Bernal). Passano gli anni e mentre la vicenda si fa via via più complicata, Olga riesce a raggiungere il marito e a ricongiungere il nucleo familiare. Ma proprio quando la famiglia González sembra aver ritrovato un equilibrio, entra in gioco l’FBI.

Il Regista

Regista e sceneggiatore, Olivier Assayas è nato a Parigi il 25 Gennaio 1955. Eredita la passione per il cinema da suo padre, Jacques Rémi, sceneggiatore e adattatore di romanzi per il cinema e la televisione. Inizia così la sua carriera affiancandolo nel suo lavoro di sceneggiatore quando questi, anziano, si era ammalato. Nello stesso tempo fa l'assistente sui set di grandi produzioni americane in Francia ('Il principe e il povero' di Richard Fleischer e 'Superman' di Richard Donner). Collabora ai 'Cahiers du cinéma', rivista per la quale scrive dal 1980 al 1985 rivelando una particolare attenzione nei confronti del cinema orientale. Nel frattempo collabora anche come sceneggiatore con Laurent Perrin e André Téchiné e gira vari cortometraggi. Nel 1986 debutta sul grande schermo con un lungo ambientato tra le bande giovanili parigine, 'Il Disordine', che ottiene il premio internazionale della critica alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia. I conflitti generazionali e le difficoltà di relazione interpersonale sono al centro dei suoi film successivi: 'Il bambino d'inverno' (1989) e 'Contro il destino' (1991), quest'ultimo interpretato da uno degli attori simbolo della Nouvelle Vague, Jean-Pierre Léaud. Nel 1996 dirige la sua opera più celebrata, 'Irma Vep', omaggio al pioniere della cinematografia francese Louis Feuillade e al cinema di Hong Kong. La protagonista del film è l'attrice Maggie Cheung, che sarà sua moglie dal 1998 al 2001. La passione di Assayas per il cinema asiatico si manifesta anche nel 1997 in un documentario-tributo al regista taiwanese Hou Hsiao-Hsien. Tre anni dopo è alla direzione di una grande produzione in costume per il suo 'Les Destinées sentimentales', tratto da un romanzo di Jacques Chardonne, con Emmanuelle Béart e Isabelle Huppert. Con il film 'Clean' (2004), torna a lavorare con la ex moglie Maggie Cheung, protagonista nel ruolo della compagna di una ex rock-star, che le fa vincere il premio per la migliore interpretazione femminile al 57. Festival di Cannes. Nel 2005 dirige un episodio del film collettivo 'Paris, je t'aime', che dedica al III Arrondissement di Parigi, mentre nel 2007 partecipa a 'Chacun son cinéma', film celebrativo dei 60 anni del Festival di Cannes promosso da Gilles Jacob, composto da 33 brevi cortometraggi d'autore. Tre anni dopo ritorna a Cannes chiamato a far parte della giuria per la 'Cinéfondation' presieduta proprio dal regista da lui tanto stimato Hou Hsiao Hsien.

Sguardo (scivoloso) sulla Storia
La storia, tratta dal romanzo The Last Soldiers of the Cold War: The Story of the Cuban Five di Fernando Morais, racconta di come durante gli anni Novanta del secolo scorso l’intelligence cubana formò un gruppo di agenti per infiltrare le organizzazioni anti-governative dei connazionali esuli che dalla Florida lavoravano – anche con atti di terrorismo – per provocare la caduta del governo castrista. Le vicende private, gli amori, i legami familiari e i sacrifici di questi uomini, impegnati per anni a mantenere il segreto anche con gli affetti più cari, diventano il centro del film e rendono il racconto qualcosa a metà fra una spy story e un mélo.
Anche dentro un tale registro, tuttavia, Assayas riesce a mettere in campo alcuni dei temi cari al suo cinema. Come lo sguardo sulla Storia, che in questo caso diventa un dispositivo scivoloso, inafferrabile, relativo: che non dice la verità. Il ribaltamento narrativo, ma anche di senso, che avviene nel film più o meno dopo la prima ora, esprime proprio questa impossibilità di un racconto storico coerente e lineare. In ottemperanza alle regole dei racconti di spionaggio Assayas confonde i piani di realtà, racconta una storia vera che è allo stesso un romanzo e in cui tutto potrebbe assumere in ogni istante il significato opposto a quello che appare.
La forma un po’ patinata e superficiale in stile telenovela che il regista utilizza, in questo senso, diventa anche il modo più facile (e forse un po’ furbo) per stemperare la materia scottante che si trova fra le mani. Argomenti cioè che devono essere continuamente confrontati da chi guarda con le proprie posizioni politiche e convinzioni ideologiche e che nell'economia del film hanno grande rilevanza. Anche se in fondo questo feuilleton sulle “ultime” spie di un mondo che dopo la fine della Guerra fredda iniziava a spiarsi un po’ di meno – o magari a farlo in modo diverso – appare quasi uno sguardo a metà fra il nostalgico e lo spensierato su un’epoca distante solo un quarto di secolo, ma già lontana, sfocata e quindi, proprio come nelle soap opera, piena di vita.
(Lorenzo Rossi, Cineforum)

Uno spy movie (tradizionale)
Presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2019, il film si apre a Cuba, all'inizio degli anni Novanta, quando René González, pilota di linea, ruba un aereo e fugge dal Paese, lasciando moglie e figlia. Comincia così una nuova vita a Miami, presto raggiunto da altri dissidenti cubani, tutti impegnati nella destabilizzazione del regime di Castro. Ispirato a una storia vera, «Wasp Network» è un lungometraggio politico, che può ricordare diverse pellicole d'altri tempi. Si tratta infatti di un tipico esempio di spy-movie, con una rete di intrighi, segreti e bugie che coinvolgono numerosi personaggi e, di conseguenza, i loro familiari.Il soggetto è accattivante e gli spunti narrativi non mancano, così come funziona la caratterizzazione delle tante figure in scena, ma il copione alla lunga risulta un po' macchinoso e la parte centrale troppo ridondante perché il film coinvolga come dovrebbe.
(Andrea Chimento, Il Sole 24ore)

Il punto di vista di un cubano
chi di noi si è battuto per la libertà dei Cinque e approfondisce gli abusi commessi contro di loro può essere insoddisfatto della superficialità con cui viene trattata la loro storia, che, tra l’altro, arriva solo fino al momento in cui vengono portati in tribunale. In altre parole, nessuna delle vicissitudini di un processo piagato dall’arbitrarietà e portato avanti dalla stampa di Miami, così come i lunghi anni di un movimento internazionale per la liberazione degli ingiustamente imprigionati René, Fernando, Gerardo, Ramón e Antonio. E qui sorge la domanda per tutti noi che, come me, siamo contenti del loro ritorno: Olivier Assayas è davvero quello che deve raccontare tutta la storia?
Certo che no. Nel campo dell’audiovisivo dei nostri tempi abbiamo diverse questioni in sospeso che sono ancora in attesa di una felice realizzazione. Ci sono questioni che sono state toccate in modo tangenziale, ma che non sono riuscite a raccontare tutta la storia. Una di queste, per esempio, è l’epopea di un intero popolo negli anni ’90, quello che è stato chiamato il Periodo Speciale. Quante storie di vita, sofferenza ed eroismo segnano quegli anni difficili! Allo stesso modo, i nostri Cinque meritano un’intera serie televisiva. Potrebbe anche avere diverse stagioni. Fatto da noi, per noi. Perché dietro ognuno di loro c’è un’intera storia umana e familiare.
Per quanto mi riguarda, lo apprezzo. Perché, senza essere il film fedele alla storia vera, ci racconta:

  1. Ci sono organizzazioni terroristiche negli Stati Uniti che agiscono liberamente contro Cuba.
  2. Luis Posada Carriles ha riconosciuto pubblicamente le sue azioni contro i civili cubani.
  3. Gli attentati agli hotel cubani del 1997 causarono la morte di un innocente cittadino italiano, il giovane Fabio Di Celmo.
  4. Il clima di ostilità in alcuni settori della comunità cubana a Miami è sempre esistito e continuerà ad esistere.

Può dirci molte altre cose. E il semplice fatto che milioni di persone possano ora conoscere, anche solo un pò, quello che il nostro Paese ha dovuto sopportare per oltre 60 anni, mi sembra un successo. Il fatto che coloro che si sentono allusi tentino di fare una campagna affinchè Netflix ritiri il film fa notare che gli fa male essere smascherati, anche solo un pò. Quindi non ci sentiamo delusi. Posso dire che raramente la questione cubana, senza offesa per il nostro popolo, è riuscita a raggiungere il pubblico di massa. Per questo motivo, c’è un intero blocco, forse non scritto o legiferato, ma che funziona come una cintura stretta in modo che il nostro cinema non raggiunga il pubblico internazionale.
Ringrazio quindi Olivier Assayas per aver osato realizzare il suo film. Perché anche, e soprattutto di questi tempi, c’è molta vigliaccheria quando si tratta di affrontare le sfide. Paura di essere censurati dalle grandi catene di distribuzione o diffamati dai campioni urlanti di alcuni social network. Per ora, guardiamo “The Wasp Network” per un pò di intrattenimento. E’ già nella lista dei 10 più ricercati su Netflix questa settimana. Quello che resta da dire, dovremo farlo noi stessi.
( Omar Olazábal Rodríguez cubadebate.cu, su italiacuba.it)

(scheda a cura di Paolo Filauro)

 



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