Parigi a piedi nudi

(Paris pieds nus)

 

Regia : Dominique Abel, Fiona Gordon
Sceneggiatura: Dominique Abel, Fiona Gordon
Fotografia: Claire Childéric, Jean-Christophe Leforestier
Montaggio: Sandrine Deegen
Costumi: Claire Dubien

Interpreti: Dominique Abel, Fiona Gordon, Emmanuelle Riva, Pierre Richard, Frédéric Meert.

Produzione: Courage mon amour Moteur S'il Vous Plaît Production CG Cinéma
Distribuzione: Potemkine films Cinéart Academy Two Good Films
Origine: Francia, Belgio, 2016,
Durata: 84 minuti

Disponibile su: primevideo

Il film

Fiona, bibliotecaria canadese, riceve una lettera da una vecchia zia partita anni prima per Parigi. Martha ha ottantotto anni, la testa tra le nuvole e la paura di finire in un ricovero. Per scongiurare l'ipotesi chiede aiuto alla nipote che sacco in spalla sbarca in città. Eterna gaffeuse, Fiona si perde, finisce a bagno nella Senna e fa la conoscenza di Dom, un clochard seduttore che vive sulle sponde del fiume. Dom si invaghisce di Fiona e la segue dappertutto. Da principio infastidita, comprende presto di aver bisogno di lui per ritrovare Martha, misteriosamente scomparsa.

I Registi

Dominique Abel (nato a Thuin, Belgio nel 1957) e Fiona Gordon (nata a Melbourne, Australia, nel 1957) hanno lavorato come un team di sceneggiatori e registi per gran parte della loro carriera professionale e personale. Hanno debuttato alla regia nel 2005 con L'iceberg, co-diretto con Bruno Romy. Il loro seguito, Rumba, è stato proiettato alla Settimana internazionale della critica durante il Festival di Cannes del 2008 e distribuito con il plauso della critica, con i critici che hanno elogiato lo stile semi-muto del film. Abel e Gordon hanno poi diretto The Fairy (2011), che ha segnato la loro ultima collaborazione con Bruno Romy. Ai 2 ° Magritte Awards, il film ha ricevuto cinque nomination, tra cui Miglior Film e Miglior Regista, e ne ha vinte due.  Il loro  film, Lost in Paris (Parigi a piedi nudi)(2016), è valso ad Abel e Gordon la seconda nomination al Premio Magritte per il miglior film. Hanno menzionato in una video intervista nel giugno 2020 che stanno attualmente lavorando a un nuovo film chiamato "The Shooting Star" ambientato a Bruxelles.

Cosa dice la Critica?

La bizzarra coppia di attori, registi e performer formata da Dominique Abel e Fiona Gordon porta sul grande schermo lo stile burlesque firmando il surreale Parigi a Piedi Nudi, (..) Prendendo ispirazione dai miti del cinema muto, Charlie Chaplin, Buster Keaton e Jaques Tati, il duo utilizza prevalentemente la tecnica del mimo per raccontare un’insolita storia d’amore sulle strade di Parigi. (..)Parigi a Piedi Nudi con il linguaggio tipico dello stile burlesque riesce a raccontare momenti molto drammatici con leggerezza e intelligenza. I temi alla base della sceneggiatura sono rappresentati da vecchiaia, morte, povertà e solitudine, l’estrema solitudine che tutti i personaggi del film vivono e che superano incontrandosi. Notevole importanza è data sia dalle location che dalla scelta delle musiche, entrambe inserite in maniera estremamente accurata all’interno del plot. Magnifiche, in particolare, due scene che valgono da sole il prezzo del biglietto, un tragicomico balletto di piedi tra Emmanuelle Riva e Pierre Richard (Martha e Norman) al cimitero di Père Lachase e l’ultima sequenza tra Fiona e Dom che danzano sopra la Tour Eiffel sulle note di Erik Satie.
(Anonimi Cinefili-Valeria Ponte)

Comparati regolarmente a Jacques Tati, di cui Gordon e Abel rivendicano con rispetto l'ascendente, se ne appropriano offrendogli una nuova giovinezza, senza cadere mai nella citazione reverenziale e museale. Che disegnino il ritratto di una donna che scopre la sua dipendenza dal freddo (L'Iceberg) o la storia d'amore tra una fata e un portiere d'albergo (La Fée), le loro opere tracciano una strada singolare e funambolica, oscillando tra dramma e burlesque, che riposa sul principio quasi immutabile di un corpo (fisico o sociale) di fronte a un'avversità (materiale o esistenziale).
La dimensione ludica e poetica del loro lavoro non è mai sterile o naïve e interroga il mondo in maniera garbatamente assurda prima di incantarlo. Equivoci, abbagli, casualità, felicità o tragedie nutrono una sceneggiatura che pesca nei piccoli drammi anonimi del nostro quotidiano e tra gli outsiders eccentrici che lo calcano con piedi enormi. Una straniera smarrita, un senza tetto lunare, una donna âgée e il suo antico amore si cercano, si trovano e si perdono ancora lungo le strade di Parigi, sulle rive della Senna, dentro appartamenti haussmaniani o tende canadesi.
(My Movies-Marzia Gandolfi)

Parigi a piedi nudi è il racconto stravagante e aggraziato che i "funamboli" Dominique Abel (belga) e Fiona Gordon (canadese nata in Australia) portano sullo schermo, autori e interpreti di questa commedia degli equivoci che strappa più di un sorriso. Il robusto duo mette ancora una volta a segno la sua lunga esperienza nelle arti circensi e performative, stabilendo una continuità diretta con maestri del cinema comico come Buster Keaton, Charles Chaplin, Jacques Tati, oltre a svolgere un sincero omaggio alla scuola di Jacques Lecoq e a ricordare, in molti passaggi, quei silenzi serrati e quelle sospensioni assurde del maestro Kaurismaki.
(Left -Daniela Ceselli )

Fiona Gordon e Dominique Abel sono l’anima di quest’opera fuori dal tempo: autori, registi e interpreti, in passato artisti circensi, coppia nella vita al quinto film insieme.
Ancora una volta, a celebrare il luogo del loro incontro, la scena si svolge a Parigi, che si conferma la città più vagheggiata ed idealizzata dal cinema (La la land Io prima di te solo gli ultimi esempi). Per contro, il Canada viene ironicamente rappresentato (dall’autrice canadese del film) attraverso una perenne bufera di neve e nulla più. (..)Una donna come un pesce fuor d’acqua nella grande città, incapace di orientarsi, fin dall’aeroporto, al punto da seguire un uomo nella toilette maschile e in seguito da farsi guidare da un non vedente col bastone. Il dinoccolato Dom fa parlare i suoi abiti troppo larghi, i capelli fuori controllo, l’espressione folle.
La svampita ed il pazzoide senza tetto, insieme all’anziana in fuga (Emmanuelle Riva, la zia Martha) e al cane invadente formano un gruppo più che eccentrico che si assicura l’attenzione del pubblico con grande facilità fin da subito e poi la conserva grazie alle tante trovate comiche e visive. (..)La sceneggiatura è un gioco di equivoci, persino sulla morte, un incastro di coincidenze implausibili. Soluzioni scherzose e tenere vengono inserite nel corso della pellicola, come lo split screen con i movimenti sincronizzati nel sonno nel reciproco anelarsi dei due protagonisti, finché non appare, inattesa, l’anziana zia infrangendo candidamente un tabù. Nel quadro non convenzionale si inseriscono i momenti poetici - i due balli (quel tango surreale con un uomo fieramente vestito da donna, nel suo maglioncino giallo), il finale in cima alla Torre Eiffel. (..)Il film è breve, nulla sembra di troppo, nulla casuale, e questo è fondamentale per la sua riuscita, perché una linea sottile separa la sciocchezza dalla genialità e il paradosso; a tracciarla è quasi sempre l’ispirazione.
(Gli spietati-Raffaella Saso)

Una ricerca estremamente complessa in un film libero come l’aria dove il corpo e gli occhi diventano il linguaggio principale. (..)Un gioco spontaneo, una ricerca dove c’è una gioia artistica contagiosa. Come nella grandiosa scena del balletto tra Emmanuelle Riva (qui alla sua ultima interpretazione) e Pierre Richard dove sono inquadrati soltanto i piedi. Il corpo e gli occhi diventano il linguaggio principale. Dove la loro reazione alle avversità è prima di tutto fisica. Ci sono gli omaggi al cinema muto, evidenti nella ripetizione della gag (il tuffo nella Senna), la musica (dove è ricorrente Šostakovič) che trasforma Parigi a piedi nudi quasi in uno spettacolo itinerante per Parigi. (..)Un percorso apparentemente semplice (..)Ma invece c’è una complessità che i due cineasti e protagonisti riescono a nascondere. Catturando tutta la naturalezza del gesto. In un cinema capace di parlare di morte, solitudine, libertà di scelta. Non ci sono omaggi compiaciuti al muto. Forse spontanei riferimenti. Ma questo è proprio il linguaggio del loro cinema.
(Sentieri Selvaggi-Simone Emiliani )

(scheda a cura di Francesca Filauro)



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