The Irishman

 

 

Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Steve Zaillian
Interpreti e Personaggi: Robert De Niro (Frank Sheeran); Al Pacino (James Riddle "Jimmy" Hoffa); Joe Pesci (Russell Bufalino); Harvey Keitel (Angelo Bruno); Ray Romano (Bill Bufalino); Bobby Cannavale (Felix "Skinny Rasoio" DiTullio); Anna Paquin (Peggy Sheeran); Lucy Gallina (Peggy Sheeran a 7 anni); Stephen Graham (Anthony "Tony Pro" Provenzano)
Fotografia: Rodrigo Prieto
Produzione: Fábrica de Cine, STX Entertainment, Sikelia Productions, TriBeCa Productions
Distribuzione: Cineteca di Bologna, Netflix
Origine: USA, 2019
Durata: 209 Min.

Il film

Frank Sheeran è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e un autista di camion quando incontra l'uomo del destino, Russell Bufalino, boss della mafia a Filadelfia, che vede in lui il tratto principale di un buon ufficiale: l'affidabilità. Le famiglie di Frank e Russell stringono un'amicizia che va al di là (ma non al di sopra, come vedremo) del business. Russell è così fiero di Frank che lo presenta a Jimmy Hoffa, il capo del sindacato dei camionisti, più popolare di Elvis e dei Beatles messi insieme. Hoffa è vulcanico e brillante, calcolatore e stratega, ma anche affettuoso e seducente. Frank non è immune al suo carisma e diventa il suo guardiaspalle, il suo consigliere e, forse, il suo miglior amico. Il viaggio di questi tre personaggi attraverso gli Stati Uniti e la Storia americana è la stoffa di cui è fatto il cinema.

Il Regista

Nato a Flushing (Long Island) il 17 novembre 1942, Martin Scorsese è uno dei più importanti registi contemporanei. trascorre la sua infanzia nel quartiere newyorkese del Queens, divorando fin da piccolo enormi quantità di pellicole cinematografiche. Dopo aver abbandonato l'idea di diventare sacerdote, Scorsese ha deciso di orientarsi verso un'altra passione, il cinema, prendendo una laurea in cinematografia nel 1964 alla New York University. Si fa notare dal produttore di B-movies Roger Corman con i film girati durante gli studi (tra cui il dirompente corto La grande rasatura), e sotto la sua egida realizza nel 1973Mean Streets, in cui erano già presenti gli ingredienti del suo cinema futuro (l'ambientazione nei quartieri italoamericani, l'atmosfera noir, il riferimento a tematiche religiose) oltre a Robert De Niro e Harvey Keitel, gli attori che rimarranno a lungo legati al regista italo-americano. Dopo il dramma al femminile Alice non abita più qui (che fruttò alla protagonista Ellen Burstyn L'Oscar), infatti, il trio si ricongiunge nel 1976 sotto l'egida della sceneggiatura di Paul Schrader per Taxi Driver, l'epopea del tassista Travis Bickle, un cult immortale che ha anche ispirato un tentativo di omicidio ai danni dell'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Il curriculum di Scorsese non conta però soltanto gangster movies, perché il regista ha spaziato praticamente attraverso tutti i generi classici hollywoodiani, come dimostra il successivo musical New York, New York, dove l'immancabile De Niro è affiancato da Liza Minnelli, che regala alcuni numeri memorabili, a partire dalla canzone che dà il titolo al film. New York, New York, tuttavia, non ottiene il riscontro commerciale sperato e porta Martin a un periodo di sbandamento. La ripresa registica avviene grazie alla realizzazione di una delle sue opere più emblematiche e universalmente acclamate: Toro scatenato, poderoso affresco dedicato al pugile Jake LaMotta, protagonista di una vorticosa parabola di successi e cadute. Tra i capolavori degli anni ’80, Fuori orario (1985) e L’ultima tentazione di Cristo (1988), fino ad arrivare al nuovo Millennio che per Scorsese segna, invece, un sensibile cambio di registro verso la grandeur di costose e sontuose produzioni commerciali, che riecheggiano il cinema classico delle grandi major e omaggiano la storia del cinema americano. A partire dall'affresco monumentale sulla fondazione degli Stati Uniti, Gangs of New York, realizzato negli studi di Cinecittà, e affidato alle scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, che gli è valso ben 10 nomination agli Oscar, ma nessuna statuetta attribuita alla regia o al film. Gli anni successivi vedono la produzione di pellicole quali The Departed (2006), Shutter Island (2011) e The Wolf of Wolf Street (2013), che proseguono il sodalizio con l’attore-feticcio Leonardo di Caprio.

Temi e controtemi
Che l'intento di Scorsese fosse quello di costruire un'antiQuei bravi ragazzi è dichiarato fin dal primo, magnifico piano sequenza, che rispecchia (al contrario) il leggendario "Copa shot" del suo capolavoro del '90. La cinepresa si addentra lungo i corridoi di una casa di riposo fino a stanare Frank, ormai anziano e confinato ad una sedia a rotelle, che inizia il suo racconto in voce fuori campo (come l'altro irlandese prestato alla mafia in Quei bravi ragazzi) per spiegare a noi e a se stesso (non senza licenza poetica) "come cazzo è iniziato tutto questo". Dentro Frank c'è Henry Hill, ma anche il Noodles di C'era una volta in America e il Tom Hagen de Il Padrino, estranei ai legami di sangue dei mafiosi appartenenti alla "stessa razza". Ci sono i temi più cari a Scorsese - colpa e redenzione - all'interno di un personaggio sempre presente a se stesso, ma così imbevuto della cultura della sopravvivenza e della sopraffazione da ritenersi escluso dal perdono, e immancabilmente costretto a fare ciò che va fatto perché "è così e basta": il che significa "Così si compie il fato". The Irishman è una tragedia greca in cui compaiono la predestinazione (dei mafiosi), l'hybris (di Hoffa), la preveggenza di Cassandra (Peggy, la figlia di Frank) e un tradimento doloroso che rimanda a Bruto ma anche a Giuda: siamo fra cattolici italiani e irlandesi, dopotutto.The Irishman è infine una lectio magistralis di cinema che ci tiene inchiodati per tre ore e mezza con arditi movimenti di macchina, la sceneggiatura articolata di Steven Zaillian (dall'autobiografia romanzata di Sheeran scritta da Charles Brandt); la fotografia distaccata e al contempo evocativa di Rodrigo Prieto; e il montaggio dell'immancabile Thelma Schoonmaker; da libro di testo il primo dialogo fra Frank e il suo avvocato, dove i tagli rompono continuamente le convenzioni del campo e controcampo. (Paola Casella, mymovies.it)

Tempo e Nostalgia
Il tempo va veloce. Lo ripete Frank Sheeran/Robert De Niro,ormai anziano e invalido, alla giovane infermiera che lo accudisce nella sua solitudine. Una riflessione che risuona, seppure con altri echi, nelle parole di Martin Scorsese sul suo nuovo
film, The Irishman: basato sul libro di Charles Brandt, I Heard you Paint Houses (in uscita per Fazi), The Irishman raccoglie le memorie di Frank Sheeran irlandese, sicario di mafia per Russell Bufalino (Joe Pesci), dal dopoguerra al nuovo millennio, in cui si susseguono fatti epocali - la Baia dei Porci, l’assassinio di Kennedy, il Watergate e soprattutto la scomparsa, rimasta un mistero, del mitico capo del sindacato dei trasportatori Jimmy Hoffa - magnifico Al Pacino.
Una storia americana dalla prospettiva (dichiarata) del crimine, e il racconto di un’amicizia che diventano anche un’immersione nell’universo di Scorsese, tra le sue storie, i personaggi, i suoi volti a cominciare dallo stesso De Niro: «Volevamo fare un nuovo film insieme dopo Casinò (95), è stato Bob a parlarmi del libro di Brandt e ho sentito che potevamo essere sulla strada giusta. Era la storia di una vita narrata a ritroso nel tempo». Lungo il sussulto di questo andirivieni gli attori restano gli stessi, ringiovaniti dalla tecnologia Light&Magic. Eppure effetti digitali a parte ci sembrano sempre loro, oggi e qui, strano effetto di memoria, grana di un sentimento che è quello del cinema, di un’aura che li tiene insieme.
(Cristina Piccino, Il Manifesto, 22 ottobre 2019)

 

Lezioni di Storia e di Cinema
Attesissimo ritorno di Scorsese nel suo mondo, quello della malavita italoamericana di un tempo, in una produzione Netflix (in sala in Italia dal 4 al 6 novembre e in streaming dal 27). Il mondo di Quei bravi ragazzi e Casino, con i suoi attori prediletti richiamati in servizio, da De Niro a Harvey Keitel a Joe Pesci, più Al Pacino nel ruolo di Jimmy Hoffa, potente boss del sindacato dei trasporti. La storia, vera, è quella del braccio destro di Hoffa, il killer Frank (De Niro), di origini irlandesi. Siamo tra la fine degli anni 50 e gli anni 90, sul consueto tappeto sonoro di canzoni d’epoca e trasportati da movimenti di macchina avvolgenti. Scorsese sembra riprendersi quanto ha insegnato a tanto cinema e a tanta serialità contemporanea, in una specie di auto- Bignami: e conferma che, in questo campo, è sempre il più bravo di tutti. Ma se negli altri film la frenesia del suo stile esprimeva la prossimità a un mondo, l’identificazione allucinata e la resa da dentro della follia, oggi il vecchio regista sembra guardare da lontano. I personaggi non sono più dei suoi doppi perversi e quindi il racconto si amplia, intreccia la Baia dei Porci o il Kossovo: non autoanalisi, ma Storia. I suoi protagonisti hanno dismesso il pathos e la paranoia, non hanno neanche più il peso del rimorso e del pentimento e le donne si limitano a guardarli capendo e a volte giudicando. Su tutto aleggia il fantasma della vecchiaia: fin dalla prima scena, un lungo movimento di macchina in un ospizio sulle note di In the Still of the Night, Scorsese racconta la disillusione. I suoi attori sono anziani, e nonostante gli effetti speciali lo si sente anche quando interpretano i personaggi da giovani,
bolsi e affaticati: Scorsese lo sa, e ci gioca. Infatti, d’un tratto, la furia regista si calma, la scena clou che segna il destino del protagonista è girata in maniera secca, senza enfasi, quasi documentaria, e da allora tutto diventa l’elegia di uno squallore.(Emiliano Morreale, La Repubblica, 22 ottobre 2019)

Scheda a cura di Mathias Balbi

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